Nelson Carrilho

1953, Willemstad (Curaçao), scultore. 

Nel 1964, all’età di undici anni, con la madre, i tre fratelli e la sorella lascia il Curaçao e si trasferisce in Olanda per ricongiungimento familiare, avendo il padre lasciato l’isola già nell’anno precedente, grazie ad un trasferimento interno dell’azienda petrolifera olandese Shell.

Diplomato nel 1980 presso l’Accademia d’arte Artibus di Utrecht, si specializza in scultura e sceglie il bronzo come proprio materiale. Sviluppa un occhio critico per la società e commenta gli abusi sociali con lavori d’arte dal sapore satirico. Le sue sculture sono spesso figurative e basate su elementi tradizionali che affondano le loro radici in Africa e nei Caraibi. Nelle sculture di Carrilho la fusione di un’estetica classica e di quella nera creano una forma che spesso traccia i lati oscuri del carattere umano.

Se l’artista segue la politica con occhio sospettoso e osserva la realtà senza poter esercitare alcuna influenza, al suo lavoro è però dato il compito di superare i limiti di un atto d’accusa, e ribaltare la relazione asimmetrica tra potere e impotenza, schiavitù e libertà, giustizia e sopraffazione. Il coinvolgimento sociale di Carrilho è il primo passo mosso nel mondo dell’arte e il moto continuo di tutta la sua carriera: le sue opere, indissolubilmente legate ai sobbalzi della storia nei processi di autodeterminazione, trovano posto nello spazio pubblico di Paesi Bassi, Belgio, Curaçao e Italia.

“Mama Baranka”, prima opera pubblica di Carrilho, installata nel 1984 al centro del Vondelpark di Amsterdam, rappresenta una vera e propria dichiarazione d’intenti. Il comune di Amsterdam, pressato dall’intransigenza di un’opinione pubblica che reclamava una presa di posizione rispetto all’omicidio del sedicenne nero Kerwin Duinmeijer, ucciso da un coetaneo dell’estrema destra, si rivolse al giovane Carrilho. Per una cifra relativamente bassa ingaggia lo scultore per un lavoro di enorme responsabilità, ovvero la realizzazione di un monumento in memoria del ragazzo. Inoltre gli impone di consegnare il lavoro in meno di due mesi. Carrilho trasforma i limiti della sua inesperienza, l’enorme aspettativa di tutte le parti coinvolte e la scarsa remunerazione, in un’immagine di confronto che per vulnerabilità e amore risulta essere assolutamente insostenibile. “Mama Baranka” è una donna nera di mezza età, austera e a mani giunte, imponente e squarciata da vuoti. Appena una settimana dopo l’installazione, la statua è vandalizzata con della vernice bianca; poi, all’alba dei quarant’anni di presenza di “Mama Baranka” in Vondel Park, e riconosciuto ormai Carrilho come uno tra i primi e più autorevoli artisti della diaspora nera in Europa, l’Amsterdam Museum commissiona allo scultore una versione in scala dell’opera, da tenere nella propria collezione permanente.

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