a cura di Chiara Scolastica Mosciatti
dal 5 al 26 Luglio 2025.
Nigredo — “opera al nero” — è la fase alchemica in cui la materia si disgrega per rinascere. Simbolo archetipico di morte e disgregazione, questo concetto attraversa secoli e disciplina: dall’ermetismo medievale alla psicologia junghiana, fino all’arte contemporanea, dove diventa linguaggio per indagare l’informe, il trauma e l’inconscio come fasi necessarie a condurre all’albedo/schiarimento. In Nigredo, Mimma Galtieri discussione tredici dipinti realizzati in altrettanti anni, durante i quali la pittura è puro gesto alchemico: olii luminosi, acrilici stratificati e metalli di recupero danno forma a un cosmo primordiale, abissale e abbacinante, che precedono ma non anticipano l’albedo del sistema solare. Nel cratere rappresentato da Galtieri si consuma infatti una trasformazione senza fine: stelle morte, ghiacci interstellari e metalli pesanti vagano, collidono e scoppiano, dando luogo a maremoti, pietre e fumi antropomorfi, ma anche a viscere vegetali che si intrecciano a rovine industriali, indice di una simultaneità di mondi e di ere accomunati dall’atto del consumarsi. La nigredo di Galtieri non è quindi fase transitoria della storia che conduce alla rinascita, ma piuttosto guasto del respiro e usura ciclica. I suoi grigi affilati, le fiamme fredde, le bolle che divorano materia rivelano l’eternità del caos e sollevano il velo sui testimoni che lo abitano: un uomo con fucile che confronta come un lampo o due corpi abbracciati le cui teste sono prive di sensi. Sepolta la redenzione, Galtieri in Nigredo non chiede se sia possibile superare la crisi. Chiediamo se siamo disposti a guardarla.




