Duci Contemporanea

Eleison

A cura di Chiara Scolastica Mosciatti
Dal 22 giugno al 17 agosto 2024

Le opere esposte per la mostra “Eleison” abbracciano la metafora delle tre Moire, le antiche dee tessitrici del destino nella mitologia greca. Cloto reggeva il filo dei giorni per la tela della vita, Lachesi dispensava la sorte avvolgendo al fuso il filo assegnato a ciascuno, mentre Atropo, l’inesorabile, tagliava il filo quando giungeva il momento di arrestare la vita.
Questi concetti, conosciuti anche come Cloto/Lachesi/Atropo, emergono dai racconti delle rovine delle vecchie case, considerate luoghi Atropo dei nostri giorni, e si mescolano con l’invocazione di pietà propria al termine “eleison”. All’interno di ogni tessuto inevitabilmente si verificano gli stati relegati alle tre Muse. Le stoffe sono logorate, sgualcite, perché trasportano con sé la storia impressa nelle proprie fibre. Dopo aver trascorso decenni fra le macerie delle case cadute, conservano nella propria fibra polvere, umidità e muffa come testimoni degli eventi. Questi materiali, impiegati nelle opere, diventano paesaggi temporali che ispirano un sentimento di pietà e rispetto verso la sacralità intrinseca di ogni storia e cosa.
Infine, il legame fra eleison e abbandono diventa indissolubile, poiché la pietà si piega all’incessante decadimento. Le case cadute, una volta rifugio e dimora, ora giacciono in rovina, testimoni del passare del tempo e dell’incuria umana.
Nonostante le macerie, queste dimore conservano ancora storie da raccontare. I tessuti recuperati dalle loro rovine sono come frammenti di memoria, sopravvissuti al tempo e alle intemperie. In questo contesto di desolazione, il concetto di “eleison” trova la sua massima espressione: la pietà si manifesta non solo nel recupero dei tessuti logori, ma anche nel riconoscimento della dignità e dell’importanza di queste dimore dimenticate.
Ogni punto di cucitura diventa un atto di rispetto per le vite che un tempo hanno animato questi spazi, un tributo alla loro memoria e al loro passato. Così, attraverso le opere d’arte create da tessuti recuperati dalle rovine, si compie un atto di riscatto e trasformazione.
Ciò che era stato abbandonato e dimenticato viene riportato alla luce, celebrato nella sua fragilità e nella sua bellezza.